Airbnb torna a far discutere. In un recente rapporto diffuso nel giugno 2025 la piattaforma americana accusa gli hotel tradizionali di essere i principali responsabili dell'overtourism nelle grandi città europee. Secondo i dati, nel biennio 2023-2024 ben l'80% dei pernottamenti è avvenuto in albergo anziché in case private.
Una dichiarazione forte, che ha già generato reazioni accese da parte del mondo alberghiero, con Federalberghi in prima linea nel respingere le accuse: «Airbnb parla senza ritegno».
Ma facciamo ordine e vediamo cosa dice davvero il report.
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I numeri che accusano gli hotel 🏨
Il nuovo studio pubblicato da Airbnb a inizio giugno punta il dito contro la rapida espansione dell'offerta alberghiera nelle città europee. Tra il 2021 e il 2023 il numero di notti trascorse dai turisti nelle 10 città più visitate dell'UE è aumentato di oltre 200 milioni.
Secondo Airbnb il 75% di questa crescita sarebbe imputabile agli hotel, non agli affitti brevi. Se le città sono sovraffollate, non è colpa delle piattaforme di home sharing.
«L'Europa ha bisogno di più case, non più hotel. Eppure le città continuano a costruire alberghi, mentre la costruzione di abitazioni è ai minimi degli ultimi dieci anni», ha dichiarato Theo Yedinsky, vicepresidente delle politiche pubbliche globali di Airbnb.

L'overtourism e le sue cause 🧳
Il termine overtourism indica la pressione eccessiva che il turismo esercita su alcune aree, con effetti negativi su ambiente, vivibilità e qualità della vita dei residenti.
Secondo il report, dunque, gli hotel non sarebbero i soli responsabili: anche la crescita degli escursionisti giornalieri e dei passeggeri delle navi da crociera contribuisce a peggiorare la situazione.
Ad esempio, nel 2024 il porto di Barcellona ha registrato 3,59 milioni di crocieristi, mentre in tutta la Catalogna si contano 8,5 milioni di escursionisti giornalieri.
Airbnb evidenzia che le sue strutture, essendo integrate nel tessuto urbano, distribuiscono meglio il flusso turistico, evitando il sovraffollamento di specifiche zone.
La replica di Federalberghi 🏨💬
Le dichiarazioni di Airbnb non sono piaciute a Federalberghi che ha reagito con durezza:
«L'azienda americana cerca di spostare l'attenzione dalle proprie responsabilità. È senza ritegno dare la colpa agli hotel per problemi che riguardano anche l'assenza di regole sull'home sharing».
Infatti, secondo molti operatori del settore, la presenza massiccia di appartamenti destinati agli affitti brevi contribuisce comunque a ridurre la disponibilità di alloggi per i residenti, facendo salire i prezzi e snaturando i quartieri.
Turismo sostenibile: chi ha davvero la soluzione? 🌍
Il confronto tra hotel e affitti brevi non è solo una battaglia di numeri ma una sfida per il futuro del turismo in Europa. Da un lato le città cercano di attrarre visitatori per stimolare l'economia; dall'altro devono proteggere la qualità della vita dei cittadini e contenere l'overtourism.
Airbnb, con questa mossa, cerca di riposizionarsi nel dibattito come parte della soluzione e non del problema. L'azienda spinge per una collaborazione tra pubblico e privato, per stabilire regole comuni che favoriscano sia il turismo che l'equilibrio sociale.
Il dibattito è aperto. Il nuovo report di Airbnb rilancia la questione dell'overtourism sotto una nuova luce, attribuendo un ruolo primario agli hotel. Ma le risposte non sono univoche.
Serve un approccio integrato e una governance turistica condivisa, perché se è vero che il turismo è una risorsa, il modo in cui lo gestiamo oggi decide la vivibilità delle città di domani.
